Pipindun’ e ove: se questa è cucina povera…

Pipindun’ e ove sono la quintessenza della tradizione gastronomica abruzzese e pennese Una pietanza “povera”, ma al tempo stesso ricca di gusto, secondo le migliori tradizioni contadine.
C’è un’usanza secondo cui i nostri contadini, quando alle 5 del mattino iniziavano a lavorare nei campi, un paio d’ore più tardi, facevano una prima pausa per rifocillarsi, che viene chiamata lu sdijunà, ovvero lo sdigiunare (inteso come rompere il digiuno, una traduzione molto letterale dell’inglese breakfast, se ci pensate!). Nel mentre si sistemavano all’ombra di un grande albero, arrivavano le loro donne che, da una bella tovaglia a quadri con gli angoli annodati a mo’ di sacca, tiravano fuori una profumata pagnotta casereccia appena cotta nel forno a legna e una firsora (padella di ferro) di pipindun’ e ove. Niente posate, se non il coltello che serve per affettare il pane, e un cucchiaio per raccogliere i pipindun’ e ove da adagiare tra due fette… il sandwich più gustoso del mondo! E per aiutarsi a mandare giù il tutto, un buon Montepulciano di produzione propria, schietto e generoso!!!

Ingredienti:

Dosi e ingredienti per 4 persone:
700-800 g. di peperoni friggitelli o cornetti(*)
4 uova
3-4 spicchi d’aglio (facoltativo)
olio extravergine di oliva
sale


Come prepararli:

Pulire i peperoni dai semi, lavare, asciugare e tagliare a listelle o rondelle. In una padella far scaldare l’olio con l’aglio e buttarvi i peperoni fatti a pezzi, lasciando cuocere a fuoco vivace e rivoltando frequentemente, finché non saranno appassiti e avranno preso un po’ di colore. Salare, ma non troppo. Rompere le uova direttamente nella padella sopra i peperoni, salare ancora e con un cucchiaio di legno rimestare quando l’uovo comincia a rapprendersi. Togliere dal fuoco quando l’uovo è ben cotto.
Se gradite il piccante, potete cuocerci insieme anche un peperoncino.
Da consumare possibilmente con pagnotta casereccia cotta in forno a legna.

Buon appetito ;)

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Comments

  • alberto said:

    da quasi abruzzese ho l’acquolina in bocca… ma niente al confronto dei mitici arrosticini :)

  • Desia said:

    wow..Pipindun’ e ove..davvero buoni.. :-)
    complimenti x il sito..molto bello e completo.. :-)

  • Stefano said:

    Mio nonno mangiava veramente la mattina questa pietanza e anche io quando vado a fare la raccoltadelle olive mi faccio preparare da mia madre PIPINDUN’ E OVE!!!!! Ciao da Pescara

  • Luca said:

    Da romano, ma purosangue pennese (i miei genitori son di Penne; mia madre proviene dalla campagna del magnifico ager Pinnensis), e in ragione dunque di una conoscenza profonda dell’animus contadino pennese, posso dire che quanto sopra descritto illustra plasticamente, efficacemente e fedelmente la cifra e il gusto di un’autentica tradizione.