La processione del Venerdì Santo

La liturgia del venerdì santo pennese, che affonda le sue radici nel quattrocento, fu istituita ufficialmente come ricorrenza religiosa nel 1570 dal Cappuccino umbro Padre Girolamo da Montefiore. È dunque la processione del Cristo morto più antica d’Abruzzo. Sin dal medioevo drammi liturgici e sacre rappresentazioni, come la Passione di Cristo, si recitavano nelle chiese cittadine ed erano interpretate da chierici affiancati da statue semoventi. La presenza di un simulacro snodato del Cristo dimostra che anche nella chiesa dell’Annunziata era in uso recitare il dramma della Passione che, terminando con la coreografica Deposizione dalla Croce, diede origine al Venerdì Santo pennese. Il rito catalano della Deposizione, nato in Spagna e approdato in Italia tra il V e VI Sec., raggiunse la massima notorietà nel XVI Sec. durante la dominazione aragonese ed elevò la processione al rango di manifestazione di fede e religiosità, espressione delle più antiche tradizioni cristiane. Insignita dell’officio solenne fu la Confraternita del Monte della Pietà, un antico sodalizio laico che aveva il particolare compito di visitare i carcerati, confortare e assistere i condannati fino al patibolo. Nel XVII sec. il rito, denominato Funerale del Signore, consisteva in una processione dei Misteri della Passione (croce, colonna, lancia, scala) portati a spalla da penitenti. L’importanza e l’originalità della processione di Penne è data dai simulacri che la compongono, in particolare dal gruppo ligneo della Passione e dalla coperta funebre sulla quale è adagiato il Cristo morto, conosciuta anche con il nome di Copertone, ricca di ricami in oro e argento e di fili di seta variopinti applicati a una base di velluto nero. I ricami riproducono gli strumenti della passione mentre di particolare interesse sono i quattro medaglioni d’angolo, che raffigurano la croce raggiante, l’albero della conoscenza, il calice con l’ostia solare e l’arca dell’alleanza. Fu commissionata nel 1860 dalla famiglia Assergi e donata alla chiesa dell’Annunziata. Colorata dalla fantasia popolare è la leggenda che vuole la preziosa coltre nera ricamata da alcune monache rimaste cieche dopo anni di minuzioso lavoro. Il gruppo ligneo della Passione, armoniosa composizione degli strumenti che inflissero dolore al Cristo, fu scolpita materialmente, sulla base progettuale del Colapietra, dal decoratore-intagliatore Domenico Viola. La statua della Vergine Addolorata, ultimo simulacro che compone la Processione, è una conocchia del XVIII Sec. e la memoria popolare ricorda che, nell’800, era scortata da donne e bambine vestite di nero denominate addoloratine. La processione del Cristo morto, al tramonto, parte dalla chiesa della Santissima Annunziata e si snoda attraverso tutto il centro storico, da Colle Sacro a Colle Castello, accompagnata dal coro cittadino del Miserere. Migliaia i fedeli che partecipano ogni anno al solenne rito che rappresenta per i pennesi il più importante e sentito appuntamento religioso. Di particolare interesse sono le continue ricerche effettuate dall’architetto e storico Antonio Di Vincenzo, che da oltre venti anni è impegnato nello studio di materiali inerenti i riti della Settimana Santa, raccolti e recuperati presso numerosi archivi pubblici e privati.

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Comments

  • luciano said:

    io sono lontano da penne da 35 anni e rivedere questi luoghi e le tradizioni ti fa sentire fiero di essere PENNESE

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