La settimana Santa a Penne: i Sepolcri

Ogni anno si rinnova a Penne, il Giovedì Santo, il rituale dei Sepolcri.
“Il documento più antico, almeno fino ad oggi, che fa riferimento alla Settimana Santa di Penne, è il quattrocentesco Codice Catena-spiega lo storico Antonio Di Vincenzo. Nel Libro IV Cap. I (carta 33 v.), intitolato De festivitatibus celebrandis ed custodiendis, tra le altre ricorrenze religiose, sono annoverate anche le liturgie del Giovedì Santo e del Venerdì Santo (Diem Iovis sancti - Diem Veneris sancti).”

“La sera del Giovedì Santo, dopo la Messa in Cena Domini, in occasione della tradizionale visita ai Sepolcri, dietro l’altare maggiore della Chiesa dell’Annunziata, si espone alla devozione dei fedeli la statua del Cristo morto. Sullo stesso altare si allestiscono delle scenografie che riproducono il Monte Calvario e drappi neri ricoprono le paraste della chiesa.
Il termine Sepolcro è oggi però impropriamente usato per indicare l’altare che espone il SS. Sacramento la sera del Giovedì Santo e non la tomba di Cristo. Fare i Sepolcri significa infatti visitare le chiese, secondo la tradizione almeno tre, che espongono sull’altare maggiore l’ostia consacrata a ricordo dell’Ultima Cena. Nel XIX sec. il termine Sepolcro indicava invece l’allestimento di scenografie che raffiguravano, come grandi quadri devozionali, la sepoltura di Cristo. In questa tradizione possiamo collocare le scenografie dell’Annunziata, anche perché l’altare maggiore era considerato proprio un sepolcro in quanto nel suo retro, all’interno di una teca, custodiva per tutto l’anno la statua del Cristo morto.

Tra la fine degli anni 50 ed i primi anni 60 del secolo appena trascorso la statua del Cristo fu collocata sulla parete sinistra della chiesa in una teca in legno intagliato dalla Scuola d’Arte e Mestieri di Penne.
Le scenografie sono citate per la prima volta nel Libro dell’Amministrazione della Chiesa della SS. Annunziata e Pio Monte dei Morti. La tradizione di allestire il Sepolcro nell’Annunziata può farsi risalire a tempi più lontani, quando nella chiesa theatro, descritta da Toppi, si recitavano tragedie e rappresentazioni spirituali di origine medievale. Infatti il termine Sepolcro indicava anche la rappresentazione scenica di un atto della Passione di Cristo.

Il Sepolcro dell’Annunziata è costituito da un arco scenico di stoffa, dipinto a finta muratura di pietra con una lapide in chiave recante l’epigrafe CONSUMMATUM EST (tutto è finito). L’arco inquadra una composizione di rami d’alloro, simile ad un trimonzio, sulla quale si ergono tre croci. Il trimonzio con le tre croci, cioè il Golgotha, ricorda l’emblema della Confraternita del Monte della Pietà. La composizione scenografica termina con un fondale di autore anonimo che riproduce il profilo di una città disposta sopra un corso d’acqua.

Per comprendere la simbologia del Sepolcro dell’Annunziata il fiume va considerato unitamente con l’epigrafe dell’arco scenico: uno rappresenta alfa, l’altra omega. L’allestimento delle scenografie, ricondotto nello spirito penitenziale del Venerdì Santo, è una sorta di memento mori che evidenzia il trionfo della Morte: un trionfo però effimero poiché la Morte per il Cristianesimo è solo un passaggio che prelude alla Resurrezione.”

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