La settimana santa a Penne: la processione del Cristo morto

Il Venerdì Santo segna il culmine delle celebrazioni della Settimana Santa a Penne.
Già nella notte tra il giovedì e il venerdì nelle silenziose vie del centro storico risuonano i colpi sordi de Lu tamorre scurdate: una tradizione che si rinnova annualmente e rende ancor più suggestiva l’atmosfera che si vive in questi giorni. La mattina ha luogo la processione della Madonna Addolorata che, dalla Cattedrale, raggiunge la Chiesa della S.S. Annunziata, dove, al tramonto, ha inizio la Solenne Processione del Cristo Morto che si snoda attraverso tutto il centro storico, da Colle Sacro a Colle Castello.
Il simulacro del Cristo Morto viene trasportato in forma Processionale per le vie principali della Città con la partecipazione delle Autorità Religiose, Civili e Militari, della banda musicale e del Coro Cittadino che intona il Miserere.

La liturgia del Venerdì Santo, che si celebrava nella chiesa della SS. Annunziata, ufficialmente fu istituita solo nel 1570 dal Cappuccino umbro Padre Girolamo da Montefiore.
Da un manoscritto del XVII sec. si legge che il Rito del Venerdì Santo pennese, denominato Funerale del Signore, consisteva in una processione dei Misteri della Passione (croce, colonna, lancia, scala etc.) portati a spalla da penitenti. Sin dal Medioevo, drammi liturgici e sacre rappresentazioni, come la Passione di Cristo, si recitavano nelle chiese ed erano interpretati da chierici affiancati da statue semoventi. La presenza di un simulacro snodato del Cristo dimostra che anche nella chiesa dell’Annunziata era in uso recitare il dramma della Passione che, terminando con la coreografica Deposizione dalla Croce, diede origine al Venerdì Santo pennese.

A rendere unica e originale la processione pennese sono i simulacri portati a spalla. Il gruppo ligneo della Passione, armoniosa composizione degli strumenti che inflissero dolore al Cristo, fu scolpita materialmente, sulla base progettuale del Colapietra, da Domenico Viola, doratore – intagliatore, nato a Penne nel 1821.
La Coperta funebre, anche conosciuta come Copertone, larga 4,16 m e lunga 5.05 m, finemente ricamata in oro ed argento e fili di seta variopinti con la tecnica del punto raso su base di velluto nero, fu commissionata dalla famiglia Assergi e donata alla chiesa dell’Annunziata. I ricami riproducono gli strumenti della passione intrecciati a foglie d’acanto e altri motivi vegetali; di particolare interesse sono i quattro medaglioni d’angolo, che raffigurano la Croce raggiante, l’Albero della Conoscenza, Calice con Ostia solare e l’Arca dell’Alleanza, il cui significato va ricercato nella simbologia esoterica giudaica - cristiana.
Colorata dalla fantasia popolare è la leggenda che vuole la preziosa Coltre ricamata da alcune monache rimaste cieche dopo anni di minuzioso lavoro.
La statua della Vergine Addolorata, ultimo simulacro che compone la Processione, è una conocchia del XVIII Sec.; con il volto contrito sintetizza il dolore umano e prelude alla redenzione finale.
La memoria popolare e i versi del Poeta Luigi Polacchi ci ricordano che, nel XIX Sec., l’Addolorata, durante la Processione, era scortata da donne e bambine vestite di nero denominate addoloratine.
La statua, in occasione della Processione, è sistemata sopra un sontuoso basamento ligneo intagliato e dorato per essere portata a spalla da otto devoti abbigliati con tuniche e mozzette; la sua aulica bellezza non è stata minimamente scalfita dal furto sacrilego della corona argentea avvenuto nel mese di luglio del 1994. Nel 2001 si è provveduto a ricollocare sul capo della Vergine una nuova corona, opera del maestro orafo pennese Giuseppe Pancione.

[Video] IL VENERDI SANTO A PENNE - La Processione più antica d’Abruzzo

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